Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti. Han bevuto rofondamente ai fonti alpestri, che sapor d’acqua natia rimanga ne’ cuori esuli a conforto, che lungo illuda la lor sete in via. Rinnovato hanno verga d’avellano. E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente, su le vestigia degli antichi padri. O voce di colui che primamente conosce il tremolar della marina! Ora lungh’esso il litoral cammina La greggia. Senza mutamento è l’aria. Il sole imbionda sì la viva lana che quasi dalla sabbia non divaria. Isciacquio, calpestio, dolci romori. Ah perché non son io co’ miei pastori? Questo è l’ Abruzzo.Un luogo unico, dove è possibile sciare perdendosi con lo sguardo nel blu dell’Adriatico.Un luogo dove la spendida collina è una meravigliosa passerella che lega le vette granitiche imbiancate del Gran Sasso alle dune dorate delle spiaggie della costa .Una terra dove i colori e gli odori sono ancora quelli di D’Annunzio, dove i volti e i modi delle persone hanno resistito alla spersonalizzazione portata dalla modernità, dove il turista è essenzialmente un ospite. Vi aspettiamo a braccia aperte.

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